Dati Birra 2006 – Mercato Italiano
31 agosto 2007 - Scenari di mercato
Chiama Gratis l'azienda che ti interessa contattare
30 agosto 2007 - Free and Low Cost
I visitatori dei siti www.paginegialle.it, www.paginebianche.it, www.alberghieturismo.it possono infatti effettuare chiamate gratuite via web da pc a telefono e da telefono a telefono alle aziende cliccando sull'icona. Naturalmente tale servizio verrà effettuato solo previa sottoscrizione del contratto, ma aggiunge una proposta “mediatica” in più all'elenco, dopo quelle già introdotte del link al sito Internet o della possibilità di inserire un video di presentazione della propria azienda.
Oro Made in Italy presentato nel mondo
30 agosto 2007 - Scenari di mercato

Insomma, l'idea è promuovere il made in Italy orafo attraverso soggetti tradizionali ma che si sono messi insieme con un'idea innovativa.
I distretti del settore sono sparsi tra il Veneto, la Lombardia, la Campania e la Toscana e quindi interessano un soggetto molto importante delle nostre imprese.
L'idea, spiegano in Assicor, è di rendere accessibile la possibilità di chiedere e commentare, attraverso incontri diretti e seminari, assistere a sfilate e apprezzare i gioielli Made in Italy, ottenere informazioni utili sui mercati esteri e favorire la conoscenza delle produzioni italiane.
Il progetto raccoglie, attraverso le associazioni di categoria, le esigenze delle imprese e offre una occasione per comunicare e diffondere la cultura e l'importanza del Sistema Oro in Italia e nel mondo.
Così “La Gioielleria Italiana in giro per il mondo” può diventare un tentativo interessante per ribattere alla competizione sempre più dura nel settore dei gioielli. Il tutto con un modello integrato di promozione che garantisce la visibilità dei prodotti dell'oreficeria italiana e i servizi alle imprese che vogliono esportare.
Alla Assicor credono di avere trovato la chiave giusta, tanto che si spera che il modello possa essere utilizzato per promuovere altri settori delle eccellenze del Made in Italy, dal tessile all'agro-alimentare.
Acque minerali un vero e proprio boom
28 agosto 2007 - Scenari di mercato
Franchising dei… Balloon!
24 agosto 2007 - Franchising

Così scrivono i responsabili dell'azienda che, con i suoi 45 negozi sparsi per l'Italia, punta a diventare punto di riferimento per la vendita di tutti quei prodotti che servono per l'organizzazione di feste e party; partendo, naturalmente, dai palloncini ma fornendo altresì piatti, bicchieri, posate, tovaglie, cappellini ecc… il tutto coordinato dai bellissimi bouquet, addobbi, allestimenti di ogni genere.
Anche con consegne fatte direttamente a domicilio…
Investimento richiesto:
Arredamento/Attrezzatura: € 23.000
Franchise Fee (incluso corso di formazione professionale*) € 9.000
Totale investimento (iva esclusa) € 32.000
Obbligatorio: Personal computer, Stampante, Connessione ADSL
Prima fornitura merce (iva esclusa) € 23.000
Royalties € 0
Acquisto minimo € 0
Fatturato potenziale: da € 100.000 a oltre € 250.000 annui
Durata del contratto: 3+3 anni
Ubicazione: via commerciale, negozio con almeno 2 vetrine grandi
Dimensioni: minimo 100 metri quadrati
Bacino di utenza: minimo 25.000 abitanti
Esclusiva: territorio in esclusiva (città o zona di riferimento)
*Formazione: formazione dalla scuola Italiana Balloon Arts e Party Decoration (l'unica autorizzata con insegnanti certificati e riconosciuti a livello internazionale), aggiornamenti professionali, convegno annuale
Personale richiesto: personale non inferiore a 2 persone (compreso il titolare)
Osservazioni: non è necessario una precedente esperienza nel settore mentre sono basilari minime doti di creatività, manualità, buon gusto, imprenditorialità e soprattutto spirito di iniziativa.
Le catene distributive in Italia
23 agosto 2007 - Marketing Alimentare
Anche i gatti vogliono mangiare "light"
22 agosto 2007 - Marketing Alimentare

Marketing in Second Life? Sì grazie!
21 agosto 2007 - Scenari di mercato
Alcuni dei brand più conosciuti al mondo hanno scelto di presenziare nel mondo virtuale per essere sempre vicino ai potenziali consumatori, visto che anche in SL è possibile acquistare beni.
Anche il Ministero degli Affari Esteri italiano ha aperto l'Istituto Italiano di Cultura su SL per promuovere la creatività italiana. Si tratta, in questo caso, di una vetrina per giovani artisti, e gli eventi sono gli stessi proposti nel mondo reale
(http://www.eurorunner.com/blog/2007/03/webmarketing-per-la-cultura-italiana-su.html)
E’ la stessa Lindel Lab, la compagnia che ha lanciato SL, a promuovere la creazione il marketing nel “nuovo mondo”: “Linden Lab does not develop content in Second Life. You don't need Linden Lab's permission to build a brand presence within Second Life – Second Life is designed to enable you to build your own presence, whether on your own or working with others.”
In Second Life chiunque e qualsiasi brand può costruirsi un proprio spazio, senza passare per la Linden Lab stessa. Sul sito si trovano le istruzioni per realizzare indipendentemente un proprio spazio espositivo e di vendita.
Esistono, e oggi anche in Italia, aziende che promuovono servizi di marketing per aziende che intendano inserirsi in second life. Partendo da una profonda conoscenza del mondo virtuale, esse propongono servizi di marketing per imprese che intendono promuovere, far conoscere, o consolidare, i propri prodotti anche nella realtà virtuale.
Ma dopo poco l’entrata in SL dei grandi e piccoli brand, gli avatar non vi hanno più messo piede: né lo staff virtuale, né i clienti, occupano più gli spazi espositivi virtuali. E questo significa che, nella vita reale, la presenza o meno in SL non ha influenzato le vendite dell’azienda.
La prima criticità individuata in questo fenomeno negativo può essere il numero effettivo degli utenti di SL. Benché la Linden Lab ne stimi 8 mila, è difficile saper con esattezza il numero effettivo di persone che vi accedono in modo regolare. Ma un’azienda che voglia pianificare un’azione di marketing ha bisogno di informazioni precise, fondate, riguardo ai consumatori, al tipo di mercato, alla concorrenza.
Un’altra criticità è data dal modo con cui le aziende si approcciano a SL: molte delle aziende che si ritireranno dal mondo virtuale in seguito ad un vero e proprio flop, hanno considerato in modo erroneo l’utilizzo della realtà virtuale. Infatti, esso non è altro che l’ennesimo strumento di comunicazione per arrivare al potenziale consumatore. Il marketing, nella fase della pianificazione della promozione, prevede la pianificazione dei mezzi migliori per entrare in contatto e promuovere i propri prodotti e servizi. Questo passaggio è necessario per raggiungere gli obiettivi che l’azienda si pone nel momento in cui attiva un’azione di marketing. Ma in SL molte aziende non hanno studiato attentamente il mezzo virtuale, utilizzandolo semplicemente come una vetrina, quindi non investendo nel personale, anche se virtuale, o in vere e proprie attività. Ed essendo, SL, un vero e proprio mondo in cui gli avatar si muovono, interagiscono e “vivono”, la vetrina non è il modo migliore per sfruttare al meglio le potenzialità del cosiddetto web 2.0.
Un esempio positivo, in questo senso, è la società immobiliare Gabetti, che ha aperto una vera e propria attività in SL, uscendo dall’ombra e facendosi conoscere così dai media e dai privati, grazie al passaparola che si è creato attraverso le relazioni create nel realtà virtuale (www.businessonline.it).
In conclusione, si può sostenere che fare marketing in SL possa essere una svolta, o quantomeno uno strumento in più, in un’ottica di marketing innovativo e direzionato sempre più verso una personalizzazione del prodotto e del servizio, soprattutto se si pensa alle potenzialità che offre il web, e quindi un modo per essere più vicini alle attenzioni del cliente, per raggiungere una maggiore fidelizzazione.
Ma tutto questo è possibile solo se il marketing viene utilizzato in modo strategico secondo una precisa tattica aziendale, e secondo un uso appropriato del brand e delle sua attività, nella realtà virtuale, senza scordarsi che, come nella vita reale, uno dei principali punti forza rimane il passaparola; esso poi è alimentato da una buona relazione sul punto vendita, tra personale e clienti. Infine non bisogna scordare che in SL le potenzialità degli umani virtuali sono illimitate (si può perfino volare e quindi che senso ha comprasi la macchina virtuale), perciò l’azienda deve cercare di capire in quale modo rendere il proprio brand accattivante. Una sfida senz’altro interessante.
Monini: una spremuta di olive
21 agosto 2007 - Marketing Alimentare

Il futuro della comunicazione
20 agosto 2007 - Scenari di mercato
Sarà questo il futuro della comunicazione?
La sogliola come antigelo per aerei
18 agosto 2007 - Scenari di mercato
tratto da focus.it
Il segreto è tutto nel suo “principio attivo antigelo”, che è derivato dalle proteine presenti nelle squame di una specie di sogliola diffusa nei pressi del mare Artico, la sogliola limanda (Pseudopleuronectes americanus). In pratica, questa proteina ostacola i legami tra le molecole d'acqua che, legandosi tra loro, formano i cristalli di ghiaccio.
Naturalmente ci vorrà ancora tempo perché il rivestimento possa venire prodotto industrialmente, tuttavia si può già ipotizzare che servirà per altre applicazioni, ad esempio per la produzione di congelatori che non debbano essere regolarmente sbrinati.
Il passaporto delle imprese italiane… quelle grandi!
17 agosto 2007 - Scenari di mercato
tratto da lavoce.info
La questione è se sia preferibile un azionista italiano rispetto a uno estero e, soprattutto, perché.
Sui giornali molti opinionisti hanno cercato di dimostrare come la nazionalità dell’azionista di controllo sia neutrale ai fini dell’incremento di efficienza dell’impresa e delle ricadute positive sul mercato, essendo queste ultime l’effetto della maggiore concorrenza indotta dal venir meno di barriere di diversa natura.
Assieme a questo argomento si è dato spazio al tema più generale degli investimenti esteri in Italia che permangono, secondo alcune fonti, piuttosto contenuti e pongono l’Italia nella parte bassa della classifica europea. (1)
È bene sottolineare due importanti limiti di queste classifiche. In primo luogo non riescono a spiegare perché, né danno conto del fatto che parecchi settori sono in realtà ormai da tempo caratterizzati da imprese a controllo estero che detengono quote importanti dell’attività nazionale: gestione dei servizi portuali, compagnie telefoniche, farmaceutica, acque minerali, elettrodomestici, supermercati,informatica, servizi di gestione calore e così via.
In secondo luogo, non tengono conto della specializzazione produttiva nazionale che condiziona l’ingresso di operatori esteri. In particolare, la presenza diffusa di Pmi operanti in settori poco attrattivi all’investimento estero
- per la concorrenza da parte di altri paesi, soprattutto nei settori di scala con tecnologie ormai note e ampiamente diffuse,
- per le ridotte dimensioni dei mercati di sbocco dei settori di nicchia (come la meccanica di precisione) che non incentivano l’aggregazione di imprese che dovrebbe al contrario realizzarsi dopo un’acquisizione,
- per la forte presenza di imprese riconducibili al modello “one man one company”, che determina una eccessiva identificazione tra il fondatore e l’impresa stessa.
Se si considera questo aspetto, e si concentra lo sguardo sui settori potenzialmente attrattivi si dovrebbe al contrario concludere che il tasso di diffusione di interventi esteri nel nostro paese è già alto.
Chi e dove sono gli stranieri
Utilizzando la banca dati di Databank, società milanese specializzata nell’analisi settoriale, è possibile tratteggiare un primo quadro sulla presenza estera nelle imprese italiane.
Se si considerano le prime cento per fatturato si ottiene che il campione si divide in maniera uguale tra imprese a controllo italiano e imprese a controllo estero (cinquanta per ciascun gruppo). Complessivamente queste imprese realizzano un fatturato di 261 miliardi di euro di cui il 65 per cento prodotto dalle imprese a controllo italiano e il 35 per cento da quelle a controllo estero. Nel valutare questi dati è importante tenere presente che le società analizzate sono le più grandi operanti in Italia in base al fatturato. È allora ovvio che quelle a controllo italiano pesino di più rispetto a quelle estere, in quanto nel fatturato delle grandi imprese italiane è compreso anche la quota realizzata fuori dall’Italia, mentre ciò non avviene per quelle a controllo estero.
Se si ordinano le imprese per settore di attività economica, quelle a controllo estero si posizionano soprattutto (25 su 50) nei settori commerciali e meno in quelli industriali, con alcune eccezioni come nella chimica–farmaceutica (7 su 50). Le imprese a controllo italiano presenti nei settori del commercio sono solo dieci. La presenza dei gruppi esteri in imprese commerciali mette in luce una strategia di presidio territoriale di un mercato, quello italiano, che complessivamente è attrattivo sia per le sue dimensioni (57 milioni di abitanti) sia per il profilo reddituale e di abitudini di consumo dei clienti.
È poi un dato generale che le strategie di internazionalizzazione perseguite da gruppi industriali tendono a localizzare le attività produttive in paesi con ridotti costi dei fattori produttivi e a insediare invece imprese commerciali con funzioni di coordinamento e di controllo sui mercati di sbocco in paesi sviluppati.
Se si osserva la distribuzione delle imprese per nazionalità degli azionisti in un settore tipico del made in Italy, l’alimentare, si trova conferma alla tendenza a una presenza di investitori esteri presso imprese medio–grandi: tra le prime cento imprese alimentari, ordinate sempre per fatturato, circa quindici sono a controllo estero con un fatturato medio di 770 milioni euro contro 172 milioni euro per le imprese a controllo italiano.
Nel complesso quindi, da questi dati emergerebbe che gli investitori esteri siano attratti in Italia da imprese medio – grandi che portano in dote alte quote di mercato e che il livello di apertura delle imprese a azionisti esteri è alto, ma con una elevata diversità settoriale, che rispecchia le specializzazioni economiche di ciascun paese.
L’analisi di altre banche dati (2) conferma la forte presenza di imprese a controllo estero e la notevole apertura dell’Italia verso imprese non nazionali. Le imprese con fatturato oltre 5 milioni di euro sono 49.400, quelle con oltre 30 milioni euro scendono a 5.600, e le imprese italiane a controllo estero sono 7.100 con una dimensione media di 120 addetti, quindi collocabili in gran parte nella fascia alta della classifica per classi di fatturato.
Quando lo straniero fa paura
Se ne può concludere che la sensibilità nei confronti dell’assetto proprietario sia maggiore quando sono coinvolte alcune specifiche imprese, specie se operanti in settori denominati, non sempre propriamente, a valenza pubblica (utility, infrastrutture, banche, eccetera).
Ci si sente espropriati se un investitore spagnolo affianca gli azionisti italiani in Autostrade, non altrettanto se sempre un azionista spagnolo assume il controllo di un brand storico nell’alimentare come Star.
Intanto, nel panorama europeo – in Francia e Germania, per esempio – non è da sottovalutare il diffondersi di politiche nazionalistiche tese a contrastare, anche ope legis, l’ingresso di azionisti esteri, seppure limitato a settori ritenuti strategici per l’interesse del paese.
(1) Si veda per esempio Il Sole 24Ore del 9 maggio 2007.
(2) Cerved, banca dati che raccoglie tutti i bilanci delle società italiane, e Reprint, che esamina le operazioni di acquisizioni di imprese.




